Roberto Guacci
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Antichità classica · 3000 a.C. — 500 d.C.

Arco, volta e cupola

dal 2000 a.C. · Mesopotamia, Roma

Arco, volta e cupola trasformano la flessione in compressione, permettendo di coprire grandi luci con materiali che resistono male alla trazione. La progettazione consiste nel mantenere la curva delle pressioni all'interno dello spessore murario, controllando le spinte con contrafforti, catene e rinfianchi.

Voce enciclopedica

Dati e principi tecnici

  • Teorema di sicurezza di Heyman: la struttura è stabile se esiste almeno una curva delle pressioni contenuta nello spessore.
  • Spinta orizzontale proporzionale al carico e inversamente al rapporto freccia/luce.
  • Costruzione su centine lignee, disarmate gradualmente con cunei e sabbia per un assestamento controllato.
  • Rinfianchi, timpani e catene metalliche assorbono le spinte all'imposta.

Sottocategorie e varianti note

42 declinazioni documentate della tecnica, con immagine, particolari tecnici e link di approfondimento.

Arco a tutto sesto e a sesto ribassato

Archi semicircolari o ribassati in conci radiali, con concio di chiave e reni caricate per la stabilità.

  • Il ribassamento aumenta la spinta orizzontale a parità di carico.
  • Zone critiche alle reni (circa 30° dall'imposta), dove si formano le cerniere di collasso.
  • Ponti romani con luci fino a circa 35 m (ponte di Alcántara, Narni).
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Arco acuto o ogivale

Formato da due archi di cerchio che si incontrano in chiave: la maggiore freccia riduce la componente orizzontale della spinta e consente sostegni più snelli.

  • Elemento fondamentale dell'architettura gotica europea, dalle abbazie cistercensi alle grandi cattedrali.
  • Varianti geometriche: equilatero, lancet, ribassato e sopraelevato, determinate dalla posizione dei centri di curvatura.
  • La forma facilita l'adattamento di campate con luci differenti mantenendo quote di chiave simili.
  • Nelle murature storiche è costruito con conci radiali e spesso associato a ghiere, costoloni e contrafforti.
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Arco ribassato o segmentale

Arco circolare con freccia inferiore alla metà della luce, adatto a passaggi e finestre dove l'altezza disponibile è limitata.

  • Genera spinte laterali maggiori rispetto all'arco a tutto sesto e richiede spalle robuste o catene.
  • È frequente nei ponti, nei porticati, negli edifici industriali e nelle aperture rinascimentali e moderne.
  • Il tracciamento dipende da un centro posto sotto la linea d'imposta; i conci convergono radialmente verso quel centro.
  • Può essere realizzato in pietra, laterizio, calcestruzzo semplice o armato.
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Arco rampante

Arco con imposte poste a quote differenti, impiegato per trasferire spinte oblique fra elementi disallineati o lungo rampe e scale.

  • Nel contrafforte rampante gotico convoglia la spinta delle volte verso un pilone esterno.
  • Compare anche sotto rampe di scale in muratura e negli archi di sostegno di acquedotti su terreni inclinati.
  • La geometria e lo spessore devono seguire una linea delle pressioni asimmetrica.
  • Pinnacoli e masse sommitali stabilizzano spesso il piedritto esterno contro il ribaltamento.
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Arco a ferro di cavallo

Profilo circolare che prosegue oltre il semicerchio e si restringe verso le imposte, caratteristico delle tradizioni visigota, islamica e moresca.

  • La curva può essere circolare, acuta o lobata; l'intradosso supera generalmente i 180 gradi.
  • Esempi celebri si trovano nella Grande Moschea di Cordova e nell'architettura mudéjar della penisola iberica.
  • La bicromia dei conci alternati sottolinea spesso la scansione radiale dell'arco.
  • Ha forte valore simbolico e decorativo oltre alla funzione di sostegno dell'apertura.
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Arco lobato e polilobato

Arco composto da una sequenza di piccoli archi concavi, detti lobi, disposti simmetricamente lungo l'intradosso.

  • Le forme più comuni sono trilobate, pentalobate e polilobate, con origine nell'architettura islamica.
  • È usato soprattutto in portali, finestre, logge e diaframmi decorativi, spesso entro un arco strutturale maggiore.
  • Nel Gotico europeo il trilobo diventa un motivo ricorrente nelle aperture e nei trafori lapidei.
  • La successione dei lobi richiede conci sagomati con precisione e giunti orientati secondo le curvature locali.
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Arco inflesso o a fiamma

Profilo ogivale con doppia curvatura, concava nella parte inferiore e convessa verso il vertice, che produce una cuspide slanciata.

  • Tipico del Gotico fiammeggiante europeo e presente anche nelle tradizioni islamiche e indo-islamiche.
  • È noto in ambito anglosassone come ogee arch ed è spesso impiegato per portali, finestre e coronamenti.
  • La geometria nasce dalla combinazione simmetrica di quattro o più archi di cerchio.
  • Ha prevalentemente funzione compositiva; quando portante necessita di un accurato controllo delle spinte e dei giunti.
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Arco trilobato

Variante lobata formata da tre archi raccordati, con un lobo superiore e due laterali, diffusa nell'architettura gotica e romanico-gotica.

  • Il profilo richiama il trifoglio ed è associato alla simbologia trinitaria nell'architettura cristiana.
  • Compare in bifore, portali, edicole, chiostri e coronamenti di facciata.
  • Può essere inscritto in un arco ogivale portante oppure costituire direttamente l'intradosso dell'apertura.
  • Gli elementi lapidei sono sagomati per mantenere continuità nei punti di raccordo fra i tre lobi.
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Arco ellittico

Arco il cui intradosso segue una porzione di ellisse, impiegato per ottenere aperture ampie e relativamente basse con andamento continuo.

  • La curvatura varia progressivamente dalla chiave alle imposte e non possiede un unico centro geometrico.
  • È frequente nell'architettura rinascimentale e barocca, nei ponti e nei grandi portali monumentali.
  • Il tracciamento tradizionale avviene per punti, con fili e fuochi, oppure mediante approssimazioni policentriche.
  • Rispetto al semicerchio sviluppa una spinta orizzontale più elevata e richiede adeguato contrasto laterale.
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Arco a tre centri

Arco policentrico costituito da tre porzioni circolari raccordate, con curva ribassata al centro e raggi minori presso le imposte.

  • Consente grandi aperture con altezza contenuta e un raccordo più verticale alle spalle.
  • Diffuso dal Rinascimento nei portali, nelle logge, nei ponti e negli ambienti coperti da volte ribassate.
  • Il corretto posizionamento dei tre centri garantisce la tangenza fra gli archi e un intradosso continuo.
  • È chiamato anche arco a paniere quando il profilo ricorda il manico di un cesto.
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Arco a quattro centri o Tudor

Arco policentrico basso e appuntito, formato da quattro segmenti circolari: due più ripidi alle imposte e due più ampi verso la chiave.

  • Caratterizza l'architettura inglese del tardo Gotico e dell'età Tudor fra XV e XVI secolo.
  • Permette portali molto larghi senza rinunciare a un vertice ogivale riconoscibile.
  • È impiegato in grandi finestre, camini monumentali, cappelle e ingressi di palazzi e college.
  • La ridotta freccia produce spinte significative, compensate da murature laterali consistenti.
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Arco catenario

Profilo ottenuto invertendo la curva assunta da una catena sospesa: sotto il proprio peso lavora idealmente a sola compressione.

  • La curva funicolare cambia in funzione della distribuzione dei carichi; non coincide generalmente con una parabola.
  • Antoni Gaudí ne studiò l'equilibrio mediante modelli rovesciati di funi e pesi per la Colònia Güell e la Sagrada Família.
  • Riduce i momenti flettenti quando geometria e carico reale corrispondono al modello funicolare.
  • È impiegato in muratura, calcestruzzo e strutture reticolari contemporanee.
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Arco parabolico

Arco con asse a parabola, particolarmente efficace quando è soggetto a un carico uniformemente distribuito lungo la proiezione orizzontale.

  • In condizioni di carico coerenti con la forma, le sollecitazioni prevalenti sono di compressione con flessione ridotta.
  • È diffuso nei ponti ad arco moderni, negli hangar e nelle grandi coperture in acciaio o calcestruzzo armato.
  • A differenza della catenaria, deriva matematicamente da un carico uniforme sull'asse orizzontale.
  • Esempi celebri includono archi monumentali e strutture di Maillart, Freyssinet e Saarinen.
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Arco piatto o piattabanda

Appare orizzontale come un architrave, ma è composto da conci cuneiformi con giunti convergenti e trasmette spinte alle spalle come un arco molto ribassato.

  • È utilizzato sopra porte e finestre quando si desidera una sommità rettilinea in muratura di mattoni o pietra.
  • I conci centrali funzionano da chiave; i giunti devono convergere verso un centro geometrico posto molto in basso.
  • Richiede spalle solide perché la freccia quasi nulla genera elevate spinte orizzontali.
  • Non va confuso con l'architrave monolitico, che resiste prevalentemente a flessione.
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Arco diaframma

Grande arco trasversale che divide un ambiente in campate e sostiene direttamente travi lignee, falde di copertura o porzioni di volta.

  • Diffuso nell'architettura medievale mediterranea, catalana, cistercense e negli edifici civili e produttivi.
  • Trasferisce i carichi della copertura a pilastri o contrafforti puntuali, alleggerendo le pareti longitudinali.
  • Permette di coprire navate ampie con materiali semplici e moduli costruttivi ripetibili.
  • In Italia meridionale compare in chiese, castelli, masserie e grandi sale medievali.
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Arco trionfale

Tipologia monumentale romana a uno o più fornici, costruita per celebrare vittorie, imperatori o eventi pubblici e divenuta modello dell'architettura celebrativa occidentale.

  • La struttura combina arco portante, piloni, attico con iscrizione e ordini architettonici applicati.
  • Gli esempi a tre fornici gerarchizzano un passaggio centrale maggiore e due aperture laterali minori.
  • Rilievi, colonne e statue trasformano l'opera strutturale in racconto politico e urbano.
  • Il modello fu ripreso dal Rinascimento fino agli archi commemorativi neoclassici dell'Ottocento.
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Falso arco o arco a mensola

Apertura ottenuta sovrapponendo filari progressivamente aggettanti fino alla chiusura sommitale, senza conci radiali né autentico comportamento ad arco.

  • È una soluzione antichissima presente nelle thòloi micenee, nelle architetture maya e in numerose costruzioni vernacolari.
  • Ogni filare lavora come una mensola e deve mantenere il proprio baricentro entro la base di appoggio.
  • La sommità è chiusa da una lastra; i carichi restano prevalentemente verticali nella massa muraria.
  • In Puglia la tecnica a filari aggettanti caratterizza trulli, pajare e altre coperture in pietra a secco.
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Volta a botte

Estrusione dell'arco lungo un asse: copre ambienti allungati con spinta continua sui muri laterali.

  • Richiede muri di spessore costante o contrafforti continui.
  • Varianti: a botte lunettata, rampante, anulare.
  • Impiego massiccio nelle sostruzioni romane e nei magazzini portuali.
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Volta a crociera e a vela

Intersezione di due botti ortogonali: le spinte si concentrano in quattro punti, liberando le pareti.

  • Permette pianta modulare a campate e aperture ampie nelle lunette.
  • Basilica di Massenzio: campate di circa 25 m di luce.
  • La volta a vela deriva dalla cupola tagliata da quattro piani verticali.
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Volta a spigolo

Tipica copertura del territorio salentino: derivata dalla crociera, presenta quattro vele triangolari che convergono in una chiave centrale, con spigoli vivi a vista. Realizzata in carparo o tufo locale con conci lapidei sottili.

  • Diffusa dal Cinquecento al Settecento nei palazzi e nelle chiese di Lecce, Nardò, Galatina e dei centri storici salentini.
  • La geometria a quattro vele riduce la spinta concentrandola negli angoli, adattandosi a campate quasi quadrate.
  • Costruita con centine leggere e incannicciato, spesso lasciata a vista o intonacata.
  • Esempi monumentali: atrii e androni dei palazzi barocchi leccesi.
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Volta a squadro

Copertura caratteristica dell'edilizia salentina a pianta rettangolare: quattro vele a forma di fazzoletto con curvatura omogenea convergono in un fiore centrale, senza spigoli né elementi portanti intermedi.

  • Tipica dei vani minori, delle scale e dei porticati del Salento leccese e dei centri storici ionici.
  • Realizzata in blocchi squadrati di pietra leccese o carparo con chiave centrale in forma di fiore.
  • Distribuisce i carichi uniformemente sui quattro muri di imposta.
  • Antesignana delle vele barocche del Seicento leccese.
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Volta a stella

Evoluzione più elaborata della volta a spigolo, diffusa nel Salento in età barocca: da una chiave centrale si dipartono costoloni o vele che disegnano una stella a più punte (quattro, sei o otto), con effetto decorativo di grande suggestione.

  • Diffusissima nei palazzi gentilizi e nelle chiese del barocco leccese (Lecce, Galatina, Nardò, Presicce, Specchia).
  • Realizzata in pietra leccese tenera, facilmente sagomabile, con conci rastremati.
  • Varianti: stella quadripartita, esapartita, ottopartita; spesso integrata da stucchi e stemmi nobiliari.
  • Soggetta a spinte radiali, richiede muri perimetrali massicci o tiranti.
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Volta a padiglione

Volta derivata dalla cupola tagliata da quattro piani verticali a base quadrata o rettangolare: quattro vele inclinate a padiglione (come le falde di un tetto) si incontrano lungo uno spigolo centrale o in un punto di chiave, senza lunette né archi trasversali.

  • Diffusa dal Quattrocento in poi in cortili, loggiati, scale monumentali e vani di rappresentanza; molto usata anche nel Salento nei porticati e nei vani nobiliari.
  • Su pianta quadrata i quattro spigoli convergono in un punto (volta a padiglione su crociera); su pianta rettangolare si genera una linea di colmo.
  • Costruita in muratura di pietra leccese o carparo con conci rastremati, oppure in laterizio con incannicciato e intonaco.
  • Le spinte si scaricano sui quattro muri perimetrali: richiede muri robusti o catene all'imposta.
  • Esempi significativi nei palazzi storici di Lecce e nei cortili rinascimentali e barocchi del territorio salentino.
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Volta a losanga

Variante decorativa della volta a costoloni: le nervature secondarie disegnan maglie romboidali (losanghe) che suddividono gli estradossi in campature a rombo, con effetto ornamentale di grande pregio.

  • Diffusa nel Tardo Gotico e nel Rinascimento, particolarmente frequente nell'architettura siciliana e meridionale del Quattro-Cinquecento.
  • I costoloni secondari (lierne) si incrociano a mezza altezza formando rombi regolari senza arrivare alla chiave.
  • Non ha funzione statica determinante: i costoloni alleggeriscono e ripartiscono i carichi, ma la crociera sottostante lavora comunque a mesh muraria.
  • Esempi nei chiostri e nelle sale nobiliari di palazzi del Quattrocento e Cinquecento; nel Salento compare in sale gentilizie e chiostri conventuali.
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Volta a padiglione ellittico

Padiglione su pianta ellittica od ovale: le quattro vele si sviluppano seguendo un profilo ellittico, generando spigoli curvi e una chiave allungata; tipica del gusto barocco per le forme ovali.

  • Diffusa in età barocca, quando l'ovale diventa figura privilegiata (Borromini, Vignola con la scalinata di Caprarola, architettura tardo-rinascimentale e salentina).
  • La geometria ellittica concentra le spinte nei punti di massima curvatura: richiede rinforzi all'imposta sui lati maggiori.
  • Costruita in muratura di pietra leccese o laterizio con centine lignee curve tracciate con metodi geometrici per l'ovale (metodo del giardiniere, serliana).
  • Frequente in scalinate, vestiboli, vani ovale di rappresentanza e nicchie monumentali.
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Volte reticolari

Volte a costoloni in cui le nervature formano una rete continua a maglie geometriche (triangoli, rombi, quadrilobi) che copre l'intero estradosso, senza gerarchia fra costoloni principali e secondari.

  • Evoluzione estrema della volta gotica: la rete costa l'intera superficie e i costoloni perdono il ruolo di telaio portante a favore della mesh muraria.
  • Massimo sviluppo nell'architettura tardo-gotica e nella Perpendicular Style inglese (volte a ventaglio e a rete di King's College Chapel, Gloucester).
  • In Italia presente nel Gotico fiorito meridionale e nei chiostri tardogotici; nel Salento in alcune sale e chiese di influenza angioina.
  • Costruzione complessa: richiede centine multiple e conci in pietra squadrata con giunzioni precise alle intersezioni dei costoloni.
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Volte in calcestruzzo armato a nervature

Coperture del Novecento in calcestruzzo armato in cui sottili nervature costituite in opera irrigidiscono gusci o lastre, unendo grande luce, leggerezza e espressione plastica della struttura.

  • Pier Luigi Nervi: volte a nervature per il Salone Agnelli di Torino (1959, circa 95 m di luce) e il Palazzetto dello Sport di Roma (1957).
  • Le nervature disposte a raggiera o a griglia portano il materiale dove le sollecitazioni sono massime, riducendo spessori e peso proprio.
  • Ferrocement e casseforme con distanziatori permettono nervature di geometria complessa a costi contenuti.
  • Altri protagonisti: Eduardo Torroja, Félix Candela (vesse e iperboloidi), Riccardo Morandi; la forma segue la linea delle pressioni.
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Volta a vela

Cupola sferica ridotta a spicchio o vela: un quadrante di superficie sferica che copre il vano appoggiandosi ai quattro lati dell'imposta, senza tamburo né pennacchi distinti, con angoli raccordati a sartie o lunette.

  • La vela è il triangolo sferico compreso fra due archi di imposta: distinta dal pennacchio, che è lo spicchio fra cupola piena e imposta quadrata.
  • Nel Salento e nel Mediterraneo compare nelle cupolette su vani quadrati e nelle cupole su pennacchi delle chiese barocche.
  • Nella variante a cupola su vela la copertura poggia solo agli angoli, liberando i lati: soluzione ripresa dalle cupole neobizantine.
  • Spinte quasi verticali all'imposta con modesta spinta orizzontale: favorevole per murature di spessore contenuto.
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Volta ogivale

Crociera con profilo acuto: i due archi rinterzati che la generano si intersecano in chiave formando un angolo (ogiva), abbassando la spinta e permettendo luci maggiori; cuore dello spazio gotico.

  • L'arco acuto riduce la spinta orizzontale a parità di luce e di freccia rispetto al semicerchio, permettendo pilastri più snelli.
  • La crociera ogivale quadripartita con costoloni è il sistema della cattedrale gotica (Saint-Denis, Notre-Dame, Chartres).
  • Varianti: sesquipartita, sestipartita (Reims), crociere rettangolari che liberano la pianta dal modulo quadrato.
  • In Puglia e nel Salento la volta ogivale compare nelle chiese gotiche angioine e nelle sale castellane (castelli di Federico II e del Due-Trecento).
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Cupola emisferica e oculo

Copertura a doppia curvatura in cui gli sforzi meridiani di compressione si accompagnano a trazioni parallele nella fascia inferiore.

  • Pantheon: 43,3 m di diametro, spessore da 6 m all'imposta a 1,2 m all'oculo.
  • Alleggerimento progressivo degli inerti: travertino in basso, tufo, laterizio, pomice in sommità.
  • Cassettoni con funzione insieme statica e ottica.
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Pennacchi, trombe e tamburi

Elementi di raccordo che trasferiscono la cupola circolare su un impianto quadrato.

  • Pennacchi sferici: soluzione bizantina adottata in Santa Sofia.
  • Trombe angolari coniche: tipiche dell'area persiana e armena.
  • Il tamburo consente illuminazione e maggiore altezza, aumentando però le spinte.
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Cupola a doppia calotta (Brunelleschi)

La cupola di Santa Maria del Fiore: due calotte in muratura collegate da otto costoloni principali e sedici secondari, costruita senza armatura esterna a doppia curva ogivale ottagonale.

  • Diametro interno 45,5 m: la più grande cupola in muratura mai costruita (1420-1436).
  • Sistema costruttivo a spina pesce (herringbone) nei mattoni che auto-stabilizza gli anelli durante la costruzione.
  • Catene di pietra e ferro e anelli di travatura alleggeriscono e irrigidiscono l'insieme.
  • La doppia calotta crea un cunicolo percorribile che isola l'interno e permette manutenzione.
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Cupola a spicchi

Cupola suddivisa in settori (spicchi o gole) fra costoloni in pietra o mattoni, con riempimenti più sottili: il peso grava sui costoloni e sui pilastri d'angolo anziché sull'intero anello d'imposta.

  • Tipica della tradizione tardo-gotica e lombardo-rinascimentale (Certosa di Pavia, tiburio milanese).
  • I costoloni fungono da arcate costantine e permettono luci maggiori a spessore ridotto.
  • Negli spicchi si usano mattoni disposti a cordonate orizzontali o a spina pesce.
  • Nel barocco leccese i costoloni si semplificano in unghiature e lunette raccordate.
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Cupola a melone

Cupola a profilo bombato oltre la semisfera, con superficie percorsa da nervature o scalinate a gradoni, come un melone incavato: esempio massimo il Baldacchino e le cupole borrominiane.

  • Sant'Andrea delle Fratte e Sant'Ivo alla Sapienza mostrano la variante decorativa con costoloni spiraliformi.
  • Il profilo superato riduce la spinta orizzontale rispetto alla semisfera di pari diametro.
  • Le nervature a gradoni alleggeriscono il guscio e creano giochi di luce sulla superficie.
  • Frequente nel barocco romano e nel rococò europeo, con lanterne sempre più aeree.
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Cupola ovale

Cupola generata dalla rotazione di una curva ellittica o da archi ovali a centri multipli: rifiuta la forma circolare perfetta in nome di spazi longitudinali e prospettive scenografiche.

  • Primi esempi nel Manierismo (Vignola, San Andrea), massimo sviluppo con il barocco.
  • San Carlino di Borromini: pianta e cupola ovali deformate in onda continua.
  • Il profilo ovale concentra le spinte su fasci ristretti che richiedono catene dedicate.
  • Nelle chiese salentine seicentesche la cupoletta ovale copra cori e transetti raccordati a lunette.
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Cupola a costoloni intrecciati (Guarini)

Cupole a geometria teorico-geometrica in cui costoloni e lunette si intrecciano lasciando lucernari e tramezzi: la Cappella della Sindone e San Lorenzo di Torino come esempi estremi.

  • Guarino Guarini, architetto teatino, applica il calcolo geometrico alle cupole a sei, otto e dodici settori sovrapposti.
  • Nella Cappella della Sindone i costoloni a travi sovrapposte generano un occhio luminoso alla sommità (1674-1687).
  • La struttura è autoportante in mattoni con costoloni a doppio trave.
  • Il vuoto disegnato tra i costoloni trasforma la cupola in un teorema visivo di luce e ombra.
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Cupola a cipolla

Cupola di profilo piriforme o a cipolla, più alta del suo diametro, che sopraeleva il tamburo e conclude in lanterna appuntita: segno distintivo dell'architettura russa e dell'oriente cristiano.

  • Basilica di San Marco a Venezia e moschee ottomane ne riprendono versioni occidentalizzate.
  • Il profilo acuto spinge quasi verticalmente: il carico grava più sull'asse che sui pilastri d'angolo.
  • Le coperture in lamiera dorata o smaltata dei cremlini russi hanno funzione anche simbolica.
  • La forma si presta a cupole in legno e lamiera leggere, con falso tamburo decorativo.
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Cupola a mezza coppa con pennacchi ottomani

Il sistema di Sinan: cupola emisferica su pennacchi larghissimi con semicupole a cascata, che unifica lo spazio interno in un unico volume luminoso.

  • Moschea di Selimiye a Edirne: 31,25 m di diametro, più larga di Santa Sofia.
  • Le semicupole concatenate smorzano le spinte e dilatano lo spazio verso il qibla.
  • Minimi spessori in muratura a cordonate, con mattoni e malta pozzolanica ripresa dal modello romano.
  • Le luci a caduta dal tamburo e dalle semicupole eliminano il bisogno di navate laterali.
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Cupola a tre gusci (Wren)

Il modello di Saint Paul's a Londra: tre calotte sovrapposte — una interna affrescata, una a cono in mattoni portante, una esterna in piombo di forma monumentale — combinano estetica e statica.

  • Il cono interno in mattoni sostiene la lanterna pesante senza appesantire l'esterno visibile.
  • La calotta esterna in legno e piombo ha solo funzione di copertura e immagine.
  • La catena di ferro all'imposta contrasta la spinta della calotta interna.
  • Schema ripreso da Panthéon di Parigi e dal Campidoglio di Washington.
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Cupole in cemento armato (Nervi e Torroja)

Gusci sottilissimi in calcestruzzo armato o ferrocemento che coprono grandi luci con spessori di pochi centimetri: la cupola diventa elemento tecnico-industriale.

  • Palazzetto dello Sport di Roma (1957): cupola di 60 m con 1.620 rombi prefabbricati in ferrocemento.
  • La nervatura a reticolo romboide irrigidisce e dirige le forze lungo i costoli, ispirata ai precedenti di Maillart e Torroja.
  • Spessore variabile da 2,5 cm nelle gallerie ai 25 cm nei costoli: rapporto luce/spessore eccezionale.
  • Prefabbricazione a terra e montaggio con tiranti perimetrali che annullano la spinta orizzontale.
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Cupola geodetica

Guscio triangolato in cui la superficie sferica è approssimata da triangoli equilateri o icosaedrici: struttura leggerissima, autocentrante, brevettata da Buckminster Fuller.

  • Il reticolo triangolare distribuisce i carichi in modo uniforme su ogni elemento.
  • Maggiore è la suddivisione (frequenza), più la superficie si avvicina alla sfera pura.
  • Applicazioni: radome radar, padiglioni espositivi (Montreal 1967), serre e abitazioni sperimentali.
  • In alluminio, legno o acciaio: montaggio rapido con elementi seriali prefabbricati.
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Cupola a padiglione e a padiglione schiacciato

Cupola bassa a calotta schiacciata su pianta poligonale o quadrata, con lunette coniche o piramidali agli angoli: soluzione diffusa negli spazi interni neoclassici e nei padiglioni ottocenteschi.

  • La calotta schiacciata riduce l'altezza, adattandosi a edifici di facciata bassa (sale da musica, atri).
  • Le lunette angolari raccordano il quadrato d'imposta al perimetro circolare della calotta.
  • Nell'Ottocento si combina con strutture in ghisa e vetro: cupole luminose di gallerie e padiglioni.
  • Nel Salento si ritrova come copertura interna di saloni ottocenteschi con affreschi a cassettoni.
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